- IL MATTINO - 2001
"Lo schiaccianoci, così resiste la danza classica" di Vittoria Ottolenghi
"Lo Schiaccianoci", nuova versione di Fredy Franzutti con il Balletto del Sud. In piena crisi del balletto classico puro, evidentemente c’è ancora, in
certe civilissime città italiane del sud, una vocazione alla cultura
della danza e ai suoi titoli più famosi, da Lecce parte infatti uno
degli Schiaccianoci più belli e interessanti del nostro paese. Questa
compagnia, ha già creato nuove versioni di altri due famosi “classici”
dell’Ottocento: “Il Lago dei Cigni” e “La Bella Addormentata nel bosco”,
con analogo successo. I danzatori sono di alta qualità e sembrano 180 -
tanto il palcoscenico è sempre pieno dei tradizionali “ospiti” alla
festa di Natale, di Topi malefici, di dolci Fiocchi di neve, che
accompagnano la partenza per il grande viaggio onirico della giovane
Clara e del suo Principe Schiaccianoci; e poi di bambole dei più vari
paesi, di pupazzetti, di burattini animati. A parte ogni altra
considerazione, questo Schiaccianoci è un miracolo di trucchi
scenografici, di scene a trasformazione, dal respiro regale. Non solo è
molto meglio di tutti i prodotti del genere che importiamo dall’est
durante le feste natalizie, ma non ha nulla da invidiare a molte
griffate edizioni del nord Europa. Il tutto con una garbata
compagnia privata e l’astuzia consumata di uno tra i più giovani e colti
direttori e coreografi d’Italia: Fredy Franzutti che firma il suo
schiaccianoci a 26 anni (nel 1997) e lo dedica al regista statunitense,
visionario e noir, Tim Burton. La novità più interessante del
racconto - che comunque segue quello originario di E.T.A. Hoffmann, più
che la sintesi fiorita di Alexandre Dumas - è quella di aver fatto di
Clara, un’adolescente amaramente sola e trascurata, perfino a Natale, da
una Madre bella e gaudente, che si ostina a considerarla una bambina,
adatta a pochi regalucci infantili, e che ancora la spedisce a letto
subito dopo cena. Il regalo dell’ospite misterioso, Drosselmeyer - è uno
strano Schiaccianoci in forma di soldato, che si trasforma in un
bellissimo Principe. E’ lui che sgominera’ i topi lascivi e feroci, che
minacciano Clara nel sogno, e che la porterà nel paese dei dolci e dei
giocattoli animati, ospiti d’onore al tripudio finale: l’amore, chissà,
forse, le nozze. Naturalmente “tutto era un sogno”. Ma non tanto. Perché
- d’accordo - il bel Principe scompare, al mattino, ma Clara è
diventata donna. E la bella madre arriva da lei pentita con il dono
finale “giusto”. Un bell’abito da sera in velluto, degno di una vera
“signorina”. E tutti, grandi e bambini, se ne tornano a casa felici e contenti.
Vittoria Ottolenghi |


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