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Italia mia - critiche PDF Stampa E-mail
Gazzetta del Mezzogiorno - 6 dicembre 2006
"Balletto del Sud". Il nuovo lavoro del coreografo salentino
Se lo Stivale va sulle punte
"Italia Mia", l'omaggio di Franzutti a Tchaikowsky


LECCE- "Tutta la musica può essere danzata"; l'idea -se non ricordiamo male- era della grande Isadora Duncan, ed in tempi -si fa per dire- più recenti l'aveva ripresa Maurice Bejart. Su questa direttrice si è mosso Fredy Franzutti, il "creatore" del Balletto del Sud, che ha operato una scelta intelligente.La musica scelta da Franzutti è stata una volta ancora quella di Tchaikowsky, ma non il Tchaikowsky dei celeberrimi balletti (peraltro Franzutti realizzò alcuni anni fa un ottimo Schiaccianoci), bensì quello dei poemi sinfonici, pagine ricche di vibrante trasporto, mirate ad una narrativa esplicita e quindi quanto mai invitanti per chi ha il "genio " della coreografia. Franzutti però ha operato con ulteriore oculatezza, assortendo tre opere di "sapore" italiano: Romeo e Giulietta, Capriccio italiano e Francesca da Rimini, che nel corso di questi ultimi anni aveva presentato "staccate". Un panorama drammaturgico vario, nel quale il Capriccio italiano fungeva da cesura fra due delle più "classiche" vicende incentrate sull'amore che porta alla morte, sfondo comune l'atmosfera "italiana", che tanto sollecitò la creatività del musicista. Compattare nei venti minuti del poema di Tchaikowsky, l'intera tragedia dei giovani amanti di Verona, è sicuramente un'impresa, ma Franzutti l'ha condotta in porto con grande abilità, citando personaggi e situazioni in maniera tale che tutto è apparso eloquentemente descrittivo. Altrettanto è risultata la la coreografia del "Capriccio Italiano", rivissuto con colorita fantasia in un'atmosfera di taglio partenopeo; più tesa e forse un po' meno descrittiva la "narrazione" della "Francesca da Rimini" (preceduta dalla lettura dei testi di Dante) ma non meno ricca di avvincente tensione. Pur essendo, anche per ragioni di età, figlio del suo tempo, Franzutti non rinuncia affatto alla matrice accademica della propria formazione, ma questo è, a parer nostro, un ulteriore punto a suo vantaggio. Infatti il coreografo salentino sa -e non è da tutti- dar vita ad un movimento esplicitamente narrativo, senza far ricorso all'atletismo contorsionistico che caratterizza la danza moderna che solo alcuni "grandi" sanno usare genialmente. Non intendiamo affatto fare confronti, ma ci pare -seguendo da tempo l'attività di Franzutti- che egli sii muova, e sa farlo, sulla strada affatto facile che reca l'aurea traccia di Balanchine. Lo spettacolo intitolato "Italia mia" è andato in scena per due sere al Politeama di Lecce ed è stato poi ripreso in trasferta, anche al di fuori dei confini regionali. L'allestimento era molto buono, belle le scene create da Francesco Palma. Bravissimi tutti i danzatori del "Balletto del Sud", e giustamente applauditi i solisti cui erano affidate le "prime parti": Anastasia Kolesnik e Daniele Chiodo in Romeo e Giulietta, Annalisa Tinessa e Dennitsa Balinova in Capriccio italiano, Daniela Morrone e Giuseppe Roffo in Francesca da Rimini. Tuttavia quello che ha dato ulteriore valore ai due spettacoli di Lecce, è stato che la "base musicale" era dal vivo. Nella buca del Politeama infatti suonava l'orchestra sinfonica Ico "Tito Schipa", affidata all'abile direzione di Giampaolo Maria Bisanti. Ottimamente servito dal complesso, Bisanti ha saputo con mirabile equilibrio, mantenere con impeccabile gesto la "tenuta" ritmica dei brani, senza sacrificare il fremente "respiro" dei tre poemi ed ha realizzato così anche un vivido omaggio alla musica di Tchaikowsky.

Nicola Sbisà