LA TRAMA eseo è innamorato della nuova
promessa sposa ed esterna la sua gioia al figlio Ippolito, avuto dal
precedente matrimonio con Ippolita, regina delle amazzoni, da poco
morta. Ippolito è un giovane che si dedica esclusivamente alla
caccia e al culto di Artemide - divinità lunare, dea della caccia, della
selvaggina e dei boschi - trascurando completamente tutto ciò che
riguarda le donne, la famiglia e la sessualità, andando anzi orgoglioso
della propria verginità.
Giunge Fedra da Creta con la sua balia.
Fedra è dubbiosa per il nuovo futuro di sposa, è innamorata di Teseo ma
ha paura del carattere irruento e passionale del valoroso Re.Il
sacerdote celebra le nozze e iniziano le danze per i festeggiamenti.
Teseo vuole che il figlio Ippolito ritrovi in Fedra una nuova madre e,
per evitare che il giovane si senta trascurato dalla sua nuova
relazione, e certo di fargli cosa gradita, gli dona un' arma per le sue
battute di caccia. Ippolito, anche se giovane, è già un valoroso
cacciatore (la madre amazzone gli aveva insegnato le tecniche di
richiamo e agguato).
Finiti i festeggiamenti per le nozze, Teseo
dichiara il suo amore e la sua passione a Fedra, che ritrosa rimanda
timida il rapporto fisico anche per paura di essere abbandonata come la
sorella Arianna. Fedra si ritira. Teseo ebro ed eccitato evoca
Afrodite, la dea dell'amore, della bellezza, della sessualità, della
sensualità e della lussuria per passare la notte in dolce compagnia. La
dea appare con la sua corte di ancelle. I soldati eccitati giungono
velocemente.
Abitualmente Teseo frequenta la dea e quella notte vuole
che Ippolito sia iniziato all'arte dell'amore. E' preoccupato per le
scelte del figlio e non vuole che rinunci ai piaceri carnali.
Teseo
lascia Ippolito solo con la sensuale Afrodite che cerca di sedurlo. Ma
Ippolito non accetta le offerte di Afrodite, anzi la respinge. La dea dell’amore, offesa, decide di punirlo suscitando in Fedra una insana passione per il giovane. Quando Ippolito incontra Fedra e cerca nella matrigna conforto per quello che è successo con Afrodite, la timida regina, trasformata dagli incanti di Afrodite, cerca di afferrarlo, accarezzarlo e abbracciarlo violentemente. Ippolito non comprende e respinge Fedra che va via con un suo indumento.
Il giovane è in crisi e non vuole più vivere la condizione di essere umano; preso da forti paure si denuda e dichiara la sua fedeltà ad Artemide: vuole far parte del regno della natura. Appaiono gli animali sacri di Artemide evocati da Ippolito, il quale dapprima è spaventato ma poi dona il suo corpo umano al regno del bosco. Richiamata dalle preghiere di Ippolito, si manifesta Artemide che accoglie il giovane cacciatore nella sua corte chiedendo in cambio la sua vita umana. Ippolito si riveste per ritirarsi nelle sue stanze. Il sentimento per Ippolito fa apparire Fedra sconvolta e malata agli occhi degli altri. Si aggira per il palazzo seguita della servitù che la accudisce. Fedra è in preda alla follia, non riuscendo più a tenere dentro di sé il segreto si confida con la propria nutrice; quest’ultima, tentando in buona fede di aiutare Fedra, rivela il segreto ad Ippolito, dietro suo giuramento di non parlarne con nessuno. Fedra chiede la presenza di Ippolito e cerca di amarlo. La reazione del giovane è rabbiosa e offensiva, al punto che Fedra, sentendosi umiliata, decide di darsi la morte. Compie dunque l’estremo gesto, lasciando però, per vendetta, una lettera in cui accusa Ippolito di averla violentata.
Quando Teseo scopre il cadavere della moglie ed il biglietto, lancia un'anatema mortale nei confronti di Ippolito e ordina ai suoi soldati di tendergli un agguato e di ucciderlo. Il giovane dice di non avere alcuna responsabilità, ma non può raccontare l’intera storia perché vincolato dal giuramento fatto alla nutrice. I soldati sono violentissimi e percuotono a morte il giovane. Ippolito viene ritrovato agonizzante dalla balia, presto giunge Teseo pentito per aver condannato il figlio. Appare Artemide ex machina. La dea espone a Teseo come si sono svolti i fatti, dimostrando quindi l’innocenza di Ippolito. Il re si rivolge allora al figlio, ottenendone in punto di morte il perdono. Artemide ottenuto in sacrificio la sua vita umana gli dona quella di animale sacro realizzando il desiderio del giovane cacciatore.
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